Infatti, attraverso la formazione la/il giovane, oltre ad avere un beneficio in termini di competenze, arricchisce la società dei valori e della prassi del servizio civile mentre, svolgendo il servizio, oltre ad offrire un contributo alla difesa delle vulnerabilità del Paese, apprende attraverso “l’imparare facendo”.
Nell’ambito dei riferimenti al diritto internazionale saranno approfondire le tematiche relative al divieto di uso della forza nelle relazioni internazionali, “gestione e trasformazione nonviolenta dei conflitti”, alla “prevenzione della guerra” e alle operazioni di “peacekeeping”, “peace-enforcing” e “peacebuilding”. Saranno inoltre esaminate le tematiche concernenti il sistema istituzionale delle Nazioni Unite, con riferimento al ruolo di Assemblea Generale, Consiglio di Sicurezza e Consiglio dei diritti umani, nonché le norme e i principi dell’Unione Europea in materia di diritti umani e relazioni esterne.
Nei vari dibattiti e studi con i giovani è emersa preminente la seguente domanda: “ Ma come si previene principalmente la guerra? “ A dire il vero questo è il campo della diplomazia.
Potrebbe la diplomazia imparare dalla prevenzione primaria delle malattie: basti pensare all’emergenza Covid-19 ha portato molti a capire l’importanza della prevenzione, dove per poter avviare quest’ultima sono state raccolte molte prove scientifiche, inoltre sono stati descritti nei minimi particolari l’efficacia dei diversi approcci (educazione sanitaria, tassazione, incentivi, promozione dei comportamenti virtuosi, ecc.), allora anche la diplomazia potrebbe essere più sistematica nell’indagare i modi più efficaci di prevenire la guerra, con studi sul campo e forse piccole sperimentazioni.
Tutto ciò incrementa la speranza di eliminare gli scontri armati a qualsiasi livello.
Dobbiamo incentivare, la prevenzione suddivisa nelle svariate fasce, incrementando l’educazione.
L’augurio è quello di incentivare e di utilizzare suddetti modelli scaturiti dai programmi del servizio civile universale, per contrastare nelle scuole la cultura della violenza, che è endemica in certe zone del mondo. L’odio contro le minoranze e le nazioni adiacenti dovrebbe essere fortemente arginato con programmi educativi efficaci.
Come sempre la speranza è l’ultima a morire, auguri di buone festività natalizie.
Articolo di Paolo Capraro