UNO
SCAMPOLO DI VIAGGIO…
Il
programma di viaggio recitava “I castelli bavaresi Monaco di Baviera”. Non
so se a qualcuno interessi una dettagliato commento delle bellezze
architettoniche visitate: Herrenchiemsee (la Versailles bavarese), Monaco con il
suo grandioso Duomo di Nostra Signora, MarienPlatz e il celebre colorato
carillon nel Municipio, il palazzo di Nymphenburg, il villaggio olimpico e l’altissima
torre e infine Füssen
con i suoi grandiosi “Schloss” (castelli) Hohenschwangau e Neuschwanstein…
ma dato che tutto questo lo potreste trovare chiaramente dettagliato nelle più
famose e patinate guide disponibili in libreria, ciò che voglio fare io è
narrarvi di Monaco e della Baviera vissute da me e un po’ anche dalla
compagnia con cui sono partita….
Ci
avviammo in 37 più autista Adriano alle cinque del mattino di venerdì primo
aprile; allora mi ritrovai alquanto confusa nel vedere che alcuni miei compagni
di gita caricavano in corriera... bagagli penserete voi, non solo vi rispondo
io: viveri vari (pane, formaggio, salame nostrano, e poi caffè caldo, the,
focacce e focaccine fatte in casa) e poi due robuste panche in legno e cassette
d’acqua e di vino. Mi chiesi quindi se fossimo dei veri gitanti con tanto di
hotel e ristoranti prenotati come da che mondo è mondo, oppure andassimo all’avventura…
Tutti erano così entusiasti dell’iniziativa mangereccia, che anch’io
pensai: senz’altro non moriremo di fame!!!
Dopo
circa 7 ore di viaggio, comprese due soste: pausa caffè e focaccine e pausa
pane e salame - che mi fecero pensare che almeno al ritorno avrei avuto qualcosa
da portare con me: i chili messi su a forza di fermate! - arrivammo a Piran. Un
lauto pranzo, alla tedesca ovviamente: brodino, carne con strana salsetta più
patate, gelato/mousse con sughetto di fragole/mirtilli (salvo qualche eccezione
sarebbe sempre stato lo stesso fino alla domenica!); imbarco per l’isola che
ospita la Versailles della Baviera non più in 38 ma in 39: si era infatti
aggiunta “la simmia” (n.d.r. significato del termine disponibile nel
vocabolario italiano-bellunese) di Cencio! Eh già questa gli si abbarbicò
addosso come una tigna e fino alla mattina seguente non ci fu verso di
liberarsene. La stessa guida turistica, Jacqueline, che sembrava, secondo Lele,
avesse mangiato isole (per il significato consultare sempre lo stesso
vocabolario) non riuscì a cacciar via sta simmia che era tanto ma tanto
fastidiosa da far perdere la ciribiricoccola al
povero Cencio che all’ammonimento di Liviana di parlar piano, rispose con un :
“Tanto sta parlando tedesco!” Gasp ma come… quella era l’unica guida che
parlava in italiano!!
Ma era già ora di
partire, rapida conta per non perdere nessuno, e poi via diretti a Monaco dove
una donnona strabordante e rubiconda in abito tipico ci servì la solita cena.
Mai il detto “idem con patate” fu più azzeccato.
Il mattino seguente, dopo
esserci spazzolati una colazione piuttosto varia: dalla marmellata ai pomodori,
dai crossants al brie con sottaceti e speck, ci sciroppammo una piacevole visita
di Monaco e del villaggio olimpico; fantastica emozione il salire sulla torre a
187 m. di altezza con l’ascensore che ci portava in alto ad una velocità di
7m. al secondo: meglio dello “Space Vertigo” a Gardaland. Le gambe facevano
giacomo giacomo e le orecchie ronzavano e…. qualcuno disse: “guai a chi fa
na puzzetta qui dentro”!!!!
E poi pranzo
all’”Orlando” con cameriere sardo e ben tre tipi di wurstel nei piatti,
wow..
E poi Filippo, la nostra
guida siculo-tedesca, che ci istruì non solo sulla Baviera e Monaco, sulle
dimore reali e re Ludwig, ma anche
su tutta la propria famiglia, moglie e figli compresi!
Con lui e il nostro
fantastico torpedone della “Pizzicotto viaggi”, (n.d.r. non ce ne voglia il
signor Pizzocco) come simpaticamente abbiamo soprannominato l’agenzia
turistica che ci ha organizzato il bel viaggetto, visitammo la splendida
“residenza delle Ninfee” in stile baroccocò (neologismo per barocco e rococò)
dotata di giganti e pasciutti cigni che atterravano sull’acqua come fossero
Canader su un lago, e un padiglione di caccia, nel quale la regina Amalia era
solita rifugiarsi quando le girava lo sghiribizzo di cacciare. Allora ordinava
ai servi di uscire e scuotere le fronde degli alberi per far volar via la
selvaggina e lei…PUM dal suo terrazzetto privato; poi sfinita dalla stanchezza
dell’impresa, se ne andava riposare. Una fatica ciclopica davvero…
E anche noi, ormai
stanchi come la povera Amalia, ce ne tornammo in albergo per un breve pisolo
prima della serata in birreria con spettacolo in stile bavarese e ometti
gagliardi in costume tipico (mutandoni verdi con stelle alpine e bretelle
incorporate e camiciona) che servirono birre da litro e stinco da un kg; il che
fece fare al piccolo Beniamino una faccia del tipo: “Marooo che è tutta sta
roba nel piatto!”.
Qualcuna di noi,
soprattutto per digerire tutta quella carne, optò per un po’ di sano
movimento tra i tavoloni della sala: un bel trenino che riscosse, anche tra i
freddi tedeschi, un discreto successo… probabilmente per le bellezze che lo
componevano!
Ma alle 23.00 il baldo
cocchiere della nostra carrozza-torpedone blu decise che era meglio andare a
riposare per l’ultima fatica del nostro breve viaggio in Germania: i castelli
di Füssen.
Due dimore da fiaba tra agli alberi, collegate l’una all’altra da una
stradina oggi affollata di turisti, in una giornata calda e piena di sole, hanno
piacevolmente concluso i ricordi di questa tre giorni tedesca.
Solo un ritorno festaiolo
e pieno di leggera allegria, grazie anche a simpatici show man improvvisati, e
la solita conviviale pausa pane e salame (che ha posto tra le più giovani
l’amletica domanda: “con cosa si raddrizzano le banane”? e ha fatto
rispondere ai più saggi: “ma col martel de gomma!”), hanno scacciato via un
po’ di quella nostalgia che ti si annida nel cuore dopo aver trascorso felici
e spensierate giornate a spasso per il mondo, in compagnia di belle persone….
CRISTY
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